L'Assemblea annuale di Agrofarma – Federchimica ha sancito l'elezione di Massimo Scaglia come nuovo presidente dell'Associazione nazionale delle imprese agrofarmaci per i prossimi tre anni. Al suo fianco, nel ruolo di vice presidente, è stato nominato Luca Vaghi. Contestualmente si è insediato il neocostituito Consiglio di Presidenza, chiamato a guidare l'associazione in una fase particolarmente strategica per l'innovazione e la competitività dell'intero comparto agrofarmaceutico italiano.
Innovazione e competitività al centro della nuova governance
Nel discorso d'insediamento, Scaglia ha delineato con chiarezza le priorità del suo mandato. "È un grande privilegio, per me, assumere la carica di Presidente di Agrofarma. In uno scenario caratterizzato da crisi geopolitiche e crescenti complessità regolatorie, il nostro impegno sarà quello di garantire soluzioni sempre all'avanguardia per gli agricoltori".
Il neopresidente ha poi sottolineato come il dialogo con le istituzioni rappresenti un pilastro irrinunciabile: "Per raggiungere questo obiettivo è imprescindibile il proseguimento del dialogo con le Istituzioni, chiedendo la promulgazione di politiche basate su evidenze scientifiche e un quadro normativo che favorisca innovazione, competitività e accesso a soluzioni efficaci e sostenibili per la salute delle colture."
La nuova presidenza pone la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico al centro del proprio programma. "Agrofarma continuerà a contribuire attivamente alla transizione verso un'agricoltura moderna, resiliente e capace di dare attuazione alle visioni strategiche europee. Ciò è possibile – ha precisato Scaglia – solo attraverso il sostegno della ricerca, dello sviluppo delle nuove tecnologie e dando il giusto riconoscimento alle imprese impegnate ogni giorno nella valorizzazione del Made in Italy". Un richiamo esplicito al ruolo che le aziende associate svolgono nel rafforzare l'eccellenza dell'agroalimentare nazionale, in un contesto europeo sempre più esigente sul fronte della sostenibilità.
Il peso economico e scientifico del settore agrofarmaceutico italiano
I numeri di Agrofarma fotografano un settore solido e dinamico. Le trenta imprese associate coprono il 95% del fatturato italiano del segmento, che nel 2025 ha raggiunto circa un miliardo di euro. Sul fronte degli investimenti in ricerca e sviluppo, il comparto destina ogni anno oltre 30 milioni di euro, pari a circa il 3% del proprio fatturato annuo: un valore doppio rispetto alla media italiana del settore industriale, che secondo i dati Istat si attesta intorno all'1,5%. Di questa quota, circa un terzo è destinato allo sviluppo di prodotti di origine naturale, a conferma di un percorso già avviato verso soluzioni più sostenibili.
Occupazione, competenze e collaborazione con la ricerca pubblica
Il comparto agrofarmaceutico italiano conta circa duemila addetti sul territorio nazionale, con una componente significativa dedicata alle attività di ricerca e sviluppo: il 12% del totale dei dipendenti lavora in questo ambito strategico. Le aziende associate collaborano inoltre con oltre 300 istituti di ricerca italiani, costruendo un ecosistema di innovazione che sostiene la competitività e la qualità dell'agricoltura Made in Italy a livello europeo e internazionale.