Dodici Paesi Ue sostengono la proposta di rafforzare e estendere l’etichettatura obbligatoria d’origine. Nel corso del Consiglio Ue Agricoltura e Pesca che si sta svolgedno a Bruxelles, Italia, Austria e Francia – che poi hanno raccolto il sostegno di Bulgaria, Croazia, Finlandia, Grecia, Polonia, Portogallo, Romania, Slovenia e Spagna - hanno promosso una discussione informale tra i ministri europei dell'agricoltura, e hanno quindi invitato la Commissione Europea a rivedere il regolamento europeo sull’etichettatura per “garantire maggiore trasparenza ai consumatori, rafforzare la posizione degli agricoltori europei e sostenere la sovranità alimentare dell'Ue”.
Secondo i dodici Stati Ue, “la trasparenza per i consumatori e la parità normativa tra produttori europei ed extraeuropei rimangono insufficienti”. È neceassario quindi permettere ai consumatori di “compiere scelte di acquisto informate”, e e garantire maggiori tutele agli agricoltori “nella catena di approvvigionamento alimentare”. La revisione quindi “contribuirebbe a migliorare la sovranità alimentare e a rafforzare la resilienza dell'agricoltura europea”.
La battaglia di Coldiretti
La battaglia per ottenere maggiore trasparenza sulle etichette è stata inizialmente portata avanti da Coldiretti. L’associazione ha mobilitato cittadini e agricoltori arrivando a raccogliere oltre un milione di firme che a fine aprile il presidente Ettore Prandini ha consegnato al Commissario europeo alla Salute OIiver Varhelyi nell’incontro a Palazzo Rospigliosi. Secondo l’Associazione, la richiesta di oggi all’Agrifish rappresenta un segnale che conferma il percorso portato avanti negli anni per rafforzare il diritto dei cittadini a conoscere l’origine degli alimenti, sostenere il reddito agricolo e favorire maggiore trasparenza nella filiera agroalimentare.
Regole più eque e revisone del codice doganale
L’obiettivo di Coldiretti è di introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine per tutti gli alimenti commercializzati nell’Unione Europea. La misura punta a rafforzare la trasparenza lungo la filiera e a superare situazioni che oggi vengono considerate penalizzanti per imprese agricole e consumatori. E di conseguenza a costruire regole più eque e un mercato che non trasferisca sugli agricoltori europei il peso di una concorrenza ritenuta non allineata agli standard ambientali, sanitari e sociali applicati all’interno dell’Unione.
Tra i temi indicati come prioritari rientra anche la revisione del codice doganale europeo e del principio dell’ultima trasformazione sostanziale. Secondo Coldiretti, infatti, l’attuale meccanismo consente a prodotti esteri di acquisire formalmente una nazionalità diversa dopo lavorazioni minime. I prodotti tipici del Made in Italy sono tra i più penalizzati, secondo le stime, infatti il fenomeno dell'italian sounding sottrae oltre 120 miliardi alla filiera agroalimentare nazionale.
Ma anche nei casi in cui non si creino fenomeni di concorrenza sleale, l'attuale meccanismo riduce la trasparenza del mercato e rende più difficile per cittadini e imprese conoscere la reale origine dei prodotti. Tra gli esempi più evidenti si possono citare latte, carne e semilavorati provenienti dall’estero.