Il Meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere è entrato in vigore il 1° gennaio 2026, ma l'escalation del conflitto in Medio Oriente e le tensioni sulle forniture stanno spingendo i governi a chiedere una marcia indietro urgente a Bruxelles.
Cos'è il CBAM e perché colpisce il settore agricolo
Il Carbon Border Adjustment Mechanism, comunemente noto come CBAM, è il sistema europeo che impone un prezzo sulle emissioni di CO₂ incorporate nelle merci importate nell'Unione europea, con l'obiettivo dichiarato di prevenire la cosiddetta "delocalizzazione delle emissioni". Dal 1° gennaio 2026, il meccanismo è entrato nella sua fase definitiva e si applica, tra gli altri settori, ai fertilizzanti azotati e all'ammoniaca provenienti da Paesi terzi. Una scelta che, nelle intenzioni della Commissione europea, doveva incentivare la decarbonizzazione delle filiere produttive globali. Nella pratica, però, il suo debutto coincide con uno scenario internazionale particolarmente sfavorevole per l'agroindustria europea.
La sospensione dei dazi: un primo passo, ma non basta
La questione dei fertilizzanti mette in luce una vulnerabilità strutturale dell'agricoltura europea: le imprese agricole europee hanno margini ridottissimi per assorbire nuovi costi e la forte dipendenza da materie prime e fattori produttivi provenienti da aree geopoliticamente instabili o non affidabili non fa che peggiorare la situazione. Basti ricordare che due dei principali fornitori di fertilizzanti azotati sono infatti Russia e Bielorussia, colpirte da pesanti sanzioni per il conflitto con l'Ucraina.
La Commissione europea già a gennaio ha proposto la sospensione temporanea per un anno dei dazi sull'importazione di fertilizzanti da Paesi terzi. Il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida all'epoca aveva commentato positivamente la misura: "è un risultato dell'Italia e del Governo guidato da Giorgia Meloni. Una misura concreta per sostenere la competitività delle imprese e consentire, secondo le stime di Bruxelles, un risparmio di circa 60 milioni di euro. Si tratta di una buona notizia, in linea con le richieste italiane, che contribuirà a ridurre la dipendenza dell'Unione europea da Mosca e Minsk e a rafforzare la competitività del comparto agricolo europeo."
Sul fronte della continuità d'azione, il sottosegretario al Ministero dell'Agricoltura Patrizio La Pietra aveva ribadito la linea del governo: "Misure proporzionate, flessibili e basate su un'attenta valutazione d'impatto, capaci di tenere conto delle specificità produttive dei diversi Stati membri dell'Unione e delle condizioni effettive del mercato. Questa è la linea del governo italiano sulla questione dei fertilizzanti, che abbiamo portato in Europa."
La guerra in Medio Oriente aggrava una crisi già profonda
L'escalation del conflitto in Medio Oriente ha ulkteriormente aggravato la situazione provocando effetti diretti sui mercati delle materie prime agricole, in particolare attraverso l'aumento dei prezzi del gas naturale — componente fondamentale nella produzione di fertilizzanti azotati — e il rallentamento delle catene di approvvigionamento internazionali. Il risultato è una scarsità crescente di fertilizzanti sui mercati europei, in un momento in cui le aziende agricole stanno affrontando già da anni una pressione economica strutturale. L'introduzione del CBAM in questo contesto rischia di tradursi in un aggravio insostenibile sui costi di produzione, con ricadute a cascata su tutta la filiera agroalimentare, fino ai prezzi al consumo.
Italia e Francia chiedono la sospensione retroattiva
Di fronte a questo quadro, Italia e Francia hanno presentato congiuntamente alla Commissione europea una richiesta formale di sospensione immediata del CBAM per fertilizzanti e ammoniaca, con effetto retroattivo dal 1° gennaio 2026. La misura punta a neutralizzare gli aggravi di costo già subiti dalle imprese agricole nei primi mesi dell'anno, utilizzando gli strumenti già previsti dal regolamento europeo. Come alternativa, i due governi propongono l'attivazione di un meccanismo di compensazione immediata finanziato con le risorse dell'attuale Quadro finanziario pluriennale.
Il governo italiano ha inoltre chiesto alla Commissione di chiarire con urgenza risorse disponibili, modalità operative e criteri di accesso agli strumenti di supporto, e di accelerare la presentazione del Piano europeo per la sovranità dei fertilizzanti, strumento strategico per rafforzare la produzione interna a basse emissioni e ridurre la dipendenza da Paesi terzi.
Pressioni bipartisan per fermare il CBAM
Il dibattito politico in Italia si è acceso attorno alla questione. Il deputato della Lega Mirco Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, ha usato toni netti: "Bisogna sospendere subito il CBAM sui fertilizzanti. Non ci sono alternative e né scuse che tengano. Questo meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere si sta rivelando un 'dazio' inutile e controproducente che rischia di colpire duramente l'agricoltura italiana proprio nel momento più difficile. L'aumento dei costi dei fertilizzanti, in particolare dell'urea e di quelli azotati, rischia di scaricarsi interamente sui nostri agricoltori e, di conseguenza, sui consumatori italiani. Non possiamo permettere che la burocrazia di Bruxelles metta a rischio la sovranità alimentare del nostro Paese e la competitività delle nostre imprese agricole."
Sulla stessa lunghezza d'onda Cristina Almici, deputata di Fratelli d'Italia e membro della Commissione Agricoltura: "La proposta di sospendere per un anno i dazi sui fertilizzanti rappresenta un risultato concreto del lavoro portato avanti dal Governo Meloni e dal ministro Lollobrigida in sede europea a tutela della competitività delle imprese agricole. Negli ultimi anni il costo dei fertilizzanti ha inciso in modo rilevante sui bilanci delle aziende agricole, comprimendo i margini e mettendo sotto pressione intere filiere. La misura ha inoltre un valore strategico perché contribuisce a ridurre la dipendenza da forniture provenienti da aree geopoliticamente critiche, rafforzando l'autonomia produttiva europea."
Confagricoltura e Copa-Cogeca: serve un piano emergenziale europeo
Dal fronte delle organizzazioni di categoria arriva una lettura ancora più allarmata. Confagricoltura, affiancando la richiesta del Copa-Cogeca, ha chiesto alla Commissione europea una risposta "forte, urgente e coordinata", sottolineando che il settore si trova in una condizione di poli-crisi con prezzi dei fertilizzanti alle stelle — che rappresentano fino al 30% dei costi aziendali — costi del gasolio agricolo raddoppiati e pressioni crescenti su energia, logistica e materiali di imballaggio. L'associazione chiede fertilizzanti accessibili e disponibili, supporto alla liquidità delle imprese, semplificazione normativa e diversificazione delle fonti energetiche con incentivi alle rinnovabili e alle agroenergie.