Ortofrutta: il mercato regge nel primo trimestre, ma marzo frena
mercato frutta e verdura
25 Maggio 2026

Il mercato italiano dell'ortofrutta apre il 2026 con segnali contrastanti. Secondo il Report CSO Italy elaborato su dati YouGov, nei primi tre mesi dell'anno le famiglie italiane hanno acquistato circa 1,3 milioni di tonnellate di frutta e verdura, un volume sostanzialmente analogo a quello registrato nello stesso periodo del 2025. La spesa complessiva ha superato i 3,25 miliardi di euro, segnando un incremento dell'1% su base annua, con un prezzo medio che si è attestato a 2,60 euro al chilogrammo.

Gennaio e febbraio solidi, marzo sotto pressione

La tenuta del trimestre è in buona parte merito dei risultati positivi di gennaio e febbraio, che hanno compensato il rallentamento accusato a marzo. Nel terzo mese dell'anno, gli acquisti domestici di ortofrutta hanno registrato una flessione del 3% in volume rispetto a marzo 2025, fermandosi a circa 503.000 tonnellate. A pesare sul dato sono stati un contesto macroeconomico deteriorato, l'inflazione persistente e i rincari energetici e logistici riconducibili alle tensioni geopolitiche internazionali.In valore, tuttavia, la spesa di marzo

ha continuato a crescere del 1%, raggiungendo 1,3 miliardi di euro, con il prezzo medio di 2,60 euro al kg che rappresenta un massimo storico per il mese.

Bene la frutta esotica, cedono gli agrumi

Sul fronte della frutta, il quadro è articolato. Tra i prodotti che hanno mostrato la maggiore dinamicità nel confronto Q1 2026 su Q1 2025 emergono l'uva da tavola, con una crescita del 47%, i frutti di bosco a +35%, il kiwi a +21%, l'avocado a +14% e le banane a +10%. Si tratta di categorie capaci di intercettare le nuove preferenze dei consumatori italiani, sempre più orientati verso prodotti esotici, di nicchia o ad alto valore percepito.

Sul versante opposto, il comparto agrumicolo evidenzia difficoltà significative: le arance cedono il 5%, i mandarini il 6%, le clementine il 13%. Particolarmente marcato il calo delle fragole, in flessione del 16%.

Soffrono gli ortaggi della dieta mediterranea

Nel comparto orticolo, emergono segnali positivi per alcune referenze che stanno guadagnando spazio nel carrello degli italiani. I radicchi crescono del 34%, gli asparagi del 27%, le zucche del 25%, mentre carote, cavoli e fagiolini registrano tutti un incremento dell'11%.

A fare da contraltare, alcune tra le verdure più radicate nella tradizione gastronomica italiana accusano flessioni importanti: le melanzane perdono il 21%, i carciofi il 18%, i broccoli il 15% e i pomodori l'8%. Un dato che solleva interrogativi sulla tenuta dei prodotti tipici della dieta mediterranea di fronte all'evoluzione dei gusti e alle pressioni sui redditi delle famiglie.

Grande distribuzione in ascesa, mercati tradizionali in crisi

Il Report CSO Italy conferma e accelera una tendenza strutturale nei canali di vendita: la grande distribuzione organizzata, composta da supermercati e discount, consolida ulteriormente la propria quota di mercato. Al contrario, i canali tradizionali continuano a perdere terreno in modo preoccupante. I mercati ambulanti e rionali registrano nel trimestre un calo del 21% in volume, e risultano quasi dimezzati rispetto ai livelli del 2022, con una perdita complessiva del 48%. Anche i negozi specializzati e i fruttivendoli cedono il 10%.

Confezionato e biologico: i due trend in controtendenza

In un contesto di consumi complessivamente sotto pressione, due segmenti si distinguono per dinamismo. Il prodotto confezionato raggiunge nel primo trimestre il 45% dei volumi totali di ortofrutta acquistati, il livello più elevato mai registrato: un risultato che riflette la crescente attenzione dei consumatori a praticità, igiene e servizio.

Parallelamente, il biologico conferma la propria capacità di tenuta anche nelle fasi difficili. A marzo, gli acquisti bio sono rimasti stabili in volume e hanno registrato una crescita del 6% in valore. Nel complesso del trimestre, il biologico ha raggiunto l'11% dei volumi totali di ortofrutta acquistata dalle famiglie italiane, un nuovo record storico che segnala come la sensibilità verso la qualità e la sostenibilità rimanga una leva di acquisto robusta anche in periodi di incertezza economica.