L'Italia progetta un'agricoltura senza urea, una scelta che non ha nulla a che fare con la crisi in Iran. Il concime azotato più usato al mondo nelle ultime settimane ha ricevuto una forte attenzione da parte dei media, attraverso il canale di Hormuz passa circa un terzo dei fertilizzanti usati in tutto il mondo, e il blocco del traffico navale ha quindi penalizzato anche questo prodotto. Il comparto agricolo italiano sta seguendo con apprensione l'evoluzione del conflitto, associazioni di categoria e imprese avanzano previsioni su quali coltivazioni verranno penalizzate maggiormente e quanta parte dei raccolti andrà perduta, rimarcando ogni volta il fatto che non sia facile sostituire l'urea.
Intanto però, l'Italia con il DDL "Coltiva Italia" sta pensando di bandire questa sostanza per sempre, quantomeno nel bacino padano, dove dovrebbe essere vietata a partire dal 2028. Assofertilizzanti, l'Associazione di Federchimica che rappresenta i fabbricanti di fertilizzanti nazionali, ha quindi commissionato a Nomisma lo studio "Valutazione di impatto della fertilizzazione azotata e dell'urea nell'agricoltura italiana" proprio per valutare l'impatto di una simile scelta.
Il report Nomisma: a rischio mais, frumento e riso
I dati emersi dallo studio confermano scenari preoccupanti per le colture strategiche nazionali. In assenza di urea, mais, frumento e riso andrebbero incontro non solo a un calo delle rese, ma anche a riduzioni significative della qualità delle produzioni. Il risultato complessivo sarebbe una contrazione del valore del comparto cerealicolo fino al 45%, una cifra che da sola rende evidente la posta in gioco.
Allo stesso tempo, però, occorre contestualizzato il peso ambientale dell'urea: lo studio Nomisma evidenzia come la sua applicazione incida sulle emissioni di gas serra in misura estremamente contenuta, pari allo 0,1% delle emissioni totali italiane e all'1,3% di quelle agricole. Un dato che ridimensiona l'urgenza di un divieto generalizzato, soprattutto se si considera che l'Italia si caratterizza già per un uso dell'azoto inferiore alla media dei principali Paesi europei, a conferma di un percorso di razionalizzazione dei mezzi tecnici avviato da tempo.
La ricerca sottolinea inoltre come l'adozione diffusa di buone pratiche agronomiche, a partire dall'interramento dell'urea, consenta di ridurre ulteriormente le emissioni, contribuendo alla diminuzione della CO₂ e delle perdite di azoto in atmosfera. Sul fronte economico, qualora il DDL "Coltiva Italia" consentisse di introdurre in campo le soluzioni innovative già sviluppate dall'industria dei fertilizzanti — come l'urea inibita e l'urea ricoperta — i costi di gestione delle colture cerealicole potrebbero aumentare in media soltanto del 7%, un incremento contenuto a fronte dei benefici ambientali e produttivi ottenibili.
Assofertilizzanti: innovazione sì, divieti indiscriminati no
Assofertilizzanti non si oppone alla transizione verso un'agricoltura più sostenibile, ma chiede che le scelte normative siano guidate da dati scientifici e non da restrizioni generalizzate. Il Presidente Paolo Girelli ha ricordato come l'industria dei fertilizzanti sia già da anni protagonista di un percorso di innovazione profonda: "Nel nostro settore utilizziamo come materie prime numerosi sottoprodotti generati da altre filiere. Negli ultimi quindici anni, in particolare per lo sviluppo dei cosiddetti prodotti biostimolanti, abbiamo attinto ampiamente agli scarti dell'industria alimentare, conciaria ed energetica. Per questa ragione, ritengo che il nostro sia un comparto sostenibile per antonomasia: la produzione di fertilizzanti costituisce un esempio estremamente nitido di economia circolare."
Girelli ha poi sottolineato l'entità degli investimenti messi in campo: "In questi anni l'industria dei fertilizzanti ha destinato oltre 100 milioni di euro ad attività di ricerca. Mi riferisco alle aziende associate che, nel loro insieme, rappresentano circa l'80% della produzione nazionale. Questi investimenti sono stati finalizzati prevalentemente allo sviluppo di prodotti efficaci ed efficienti, progettati per essere impiegati a bassissimi dosaggi." Una direzione che, secondo il Presidente, porta a risultati concreti: "I risultati migliori si ottengono generalmente combinando tra loro i diversi mezzi tecnici, distribuendoli nel momento fenologico più adatto e riducendo al minimo l'apporto della risorsa idrica."
La critica al quadro normativo europeo è però netta. Secondo Girelli, nella definizione delle normative non si tiene ancora adeguatamente conto dei progressi compiuti da tutti gli attori del comparto agroalimentare in termini di pratiche agronomiche e performance ambientali. "Non possiamo rischiare di perdere l'importante occasione offerta dalla Vision for Agriculture and Food e dal pacchetto Omnibus oggi in discussione a livello europeo" ha aggiunto, richiamando la necessità di incentivare quanto più possibile l'adozione di soluzioni innovative e tecnologiche per mantenere la competitività dell'intero comparto.
Salvitti: l'agricoltura resta vitale
All'evento romano ha preso parte anche Giorgio Salvitti, senatore e consigliere del Ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, che ha ribadito l'importanza di lavorare su obiettivi condivisi tra industria, istituzioni e filiere produttive: "Ritengo sia importante costruire insieme obiettivi comuni che riguardino la protezione delle colture sul territorio italiano e la competitività a livello internazionale. È necessario avere basi comuni sotto il profilo legislativo che possano proteggere il nostro comparto: in Europa abbiamo normative di protezione ambientale molto più stringenti rispetto ad altre parti del pianeta, e ottenere una reciprocità in questo senso diventa un obiettivo importantissimo."
Salvitti ha espresso apprezzamento per il rigore metodologico dello studio: "La ricerca di Nomisma è fondamentale perché siamo abituati a basarci su dati reali." Ha poi ricordato che con il provvedimento "Coltiva Italia" sarà stanziato un ulteriore miliardo e 250 milioni di euro a sostegno del settore agricolo, confermando l'interesse del Governo per un comparto "che reputiamo vitale per la crescita dell'economia nazionale, anche da un punto di vista sociale."
Nomisma, calibrare le misure alternative
Il quadro complessivo che emerge dalla ricerca Nomisma indica una direzione precisa: lo sviluppo tecnologico del settore fertilizzanti, insieme alla diffusione delle buone pratiche agronomiche, rappresenta il pilastro su cui costruire un'agricoltura italiana sostenibile, resiliente e competitiva. Paolo De Castro, Presidente di Nomisma, ha sintetizzato bene la posta in gioco: "Le evidenze emerse dalla ricerca condotta da Nomisma per Assofertilizzanti confermano l’esigenza che l’evoluzione del quadro regolatorio in materia di fertilizzazione azotata - e, in particolare, i percorsi di sostituzione dell’urea – sia sostenuta da solide valutazioni di carattere tecnico economico. Solo un approccio basato su analisi integrate e su un’accurata calibrazione delle misure alternative e di mitigazione consente di perseguire gli obiettivi ambientali, salvaguardando al contempo la produttività agricola, la sostenibilità economica delle imprese e l’equilibrio delle filiere cerealicole del Bacino Padano".