Il Piano d'Azione sui Fertilizzanti contiene delle aperture positive, ma tra le associazioni degli agricoltori prevale una delusione profonda per la mancanza di misure concrete che sostengano gli agricoltori europei nell'immediato. A causa del conflitto in Ucraina prima, e del blocco del traffico navale nello Stretto di Hormuz adesso, i prezzi dei fertilizzanti azotati sono cresciuti mediamente del 70% rispetto ai livelli del 2024. Il risultato è che gli agricoltori europei hanno ridotto le superfici coltivate e abbandonato alcune colture. L’esempio più evidente è quello del grano: dopo anni di gestione in perdita e con prezzi dei cereali stagnanti, i margini di molte aziende cerealicole non reggerebbero un ulteriore shock di questa portata.
Copa-Cogeca, Bruxelles troppo cauta
L'organizzazione Copa-Cogeca, che rappresenta le cooperative agricole europee, definisce il Piano una "profonda delusione". Il nodo centrale è la scelta di non modificare il quadro normativo europeo esistente, che di fatto ha svuotato di efficacia operativa qualsiasi proposta contenuta nel documento.
Secondo Copa-Cogeca, le misure indicate rimangono formulate in modo volutamente cauto, senza impegni vincolanti, e non offrono le poche azioni concrete che avrebbero potuto dare un sollievo immediato agli agricoltori, al di là dell'utilizzo di fondi PAC già programmati e lasciati alla discrezionalità degli Stati membri. Una risposta frammentata, tutt'altro che coordinata a livello europeo.
Sul fronte della sostenibilità finanziaria, l'organizzazione denuncia uno squilibrio tra gli interessi degli agricoltori e quelli dell'industria dei fertilizzanti, in particolare riguardo ai meccanismi ETS e CBAM. Il meccanismo di finanziamento proposto tramite ETS per la produzione di fertilizzanti a basse emissioni avvantaggerebbe principalmente i produttori, con benefici incerti e non immediati per chi coltiva la terra.
Le richieste avanzate da Copa-Cogeca sono nette: sospensione dei dazi NPF su tutti i fertilizzanti (escludendo Russia e Bielorussia), possibilità per gli Stati membri di derogare temporaneamente alle soglie della Direttiva Nitrati, interventi sulla liquidità delle aziende agricole e sospensione del prelievo CBAM. Senza queste misure, l'avvertimento è chiaro: la crisi agricola si trasformerà in inflazione alimentare per i consumatori europei e in una crisi alimentare su scala globale.
Farm Europe: manca un segnale agli agricoltori
Farm Europe adotta un tono leggermente più equilibrato, riconoscendo che la Commissione ha compreso la scala della sfida. Tuttavia, anche secondo questa Sigla, mancano elementi pratici fondamentali per lanciare un segnale forte agli agricoltori e all'industria.
Tra gli aspetti apprezzati figurano la volontà di collegare il meccanismo CRCF ai ricavi ETS per incentivare la riduzione delle emissioni senza includere direttamente l'agricoltura nell'ETS, la coerenza dichiarata con la futura strategia zootecnica e la promozione della circolazione dei nutrienti tra regioni con surplus strutturali e quelle con fabbisogno. Viene valutata positivamente anche l'intenzione di estendere il campo di applicazione del RENURE alle digestate, favorendo la produzione di biometano e i fertilizzanti biobased.
Tuttavia, Farm Europe è esplicita sul punto critico: l'unica misura di breve termine pienamente operativa è il quadro temporaneo per gli aiuti di Stato adottato il 29 aprile, strumento che tuttavia dipende interamente dall'iniziativa dei singoli Stati membri. La riserva agricola di emergenza della Commissione resta priva di dotazione definita e criteri di accesso chiari. In questo quadro, gli agricoltori non hanno certezze su quali risorse potranno contare prima della prossima stagione di semina.
Un piano a lungo termine
Entrambe le organizzazioni rimarcano che le risposte prospettate da Bruxelles hanno un orizzonte temporale a lungo termine, e pèertanto non sembrano ingrado di fronteggiare l'emergenza del momento. Il Piano contiene delle ambizioni di lungo periodo — dalla possibile revisione delle Direttive Nitrati e Rifiuti all'estensione del RENURE, dalle misure commerciali aggiuntive alla maggiore trasparenza dei mercati — che vanno nella giusta direzione. Ma non prevede poi delle misure di impatto immediato, e di conseguenza rischia di arrivare troppo tardi per le aziende agricole che stanno decidendo oggi cosa seminare domani.
La questione del CBAM rimane un elemento di forte attrito. Copa-Cogeca aveva pubblicato stime sull'impatto insostenibile del meccanismo per gli agricoltori e le cooperative agroalimentari, ma nella versione definitiva del Piano questo tema risulta sostanzialmente assente, sostituito da generiche esplorazioni di possibilità.
Innovazione e circolarità
Il Piano d'Azione contiene indicazioni che potrebbero avere un impatto significativo sull'innovazione nell'agrochimica e nella gestione dei nutrienti. Il settore ad esempio attende di vedere tradotti in normative operative una serie previsioni come l'apertura verso i fertilizzanti biobased e la circolarità dei nutrienti, il potenziamento della filiera del biometano e la possibilità di valorizzare le digestate attraverso un'estensione del RENURE .
Per le imprese e le startup che operano nella fertilizzazione di precisione, nella gestione degli effluenti e nelle tecnologie di recupero dei nutrienti, questi indirizzi rappresentano segnali di mercato importanti, a condizione che siano accompagnati da un quadro regolatorio chiaro e da strumenti di incentivazione concreti.
Le decisioni non possono attendere
Copa-Cogeca e Farm Europe convergono nel chiedere un'accelerazione che trasformi le intenzioni in misure operative, con finanziamenti nuovi e aggiuntivi, non semplice ridistribuzione di fondi già programmati.
La prossima stagione agraria è il banco di prova reale. Se gli agricoltori non avranno certezze su costi, disponibilità dei fertilizzanti e sostegno alla liquidità nelle prossime settimane, le conseguenze si misureranno nei campi, e anche sugli scaffali dei supermercati europei.